
La storia della minoranza croato-molisana ha inizio cinque secoli fa, quando a cavallo tra il XV e il XVI secolo una colonia di profughi provenienti dalla Dalmazia meridionale, dall’area a sud della Cetina, del Biokovo inferiore e della Narenta si stabilì nell’entroterra molisano, fuggendo all’invasione ottomana. Le prime notizie della presenza croata in Molise risalgono al 1508, anno in cui – riferisce il sindaco Virginio Continelli – il barone Girolamo Carafa «chiamò una colonia di 32, dico trentadue, famiglie di Schiavoni a popolare il paese, essendo quasi distrutto ed abbandonato pel terribile terremoto del 5 dicembre 1456». L’insediamento slavo è confermato dalle concessioni di terreni del barone Vincenzo Carafa ai primi coloni della Terra di San Biase di cui riferisce un documento del 1538. Testimonianza ritenuta notevole è l’incisione sulla lapide che sovrasta il portale d’ingresso della Chiesa di Santa Maria la Nova a Palata, che recita: HOC PRIMUM DALMATIAE GENTES INCOLUERE CASTRUM AC A FUNDAMENTIS TEMPLUM EREXERE ANNO MDXXXI, ovvero «Per prime le genti dalmate abitarono questo luogo ed eressero il tempio dalle fondamenta nell’anno 1531». Gli “Schiavoni” colonizzarono e in buona parte ripopolarono i paesi di Acquaviva Collecroce, Mafalda, Montemitro, Palata, San Biase, San Felice del Molise, San Giacomo degli Schiavoni e Tavenna, mentre una presenza rilevante è attestata anche a Petacciato e Montelongo. Secoli di silenzio, durante i quali la lingua e la cultura croate si sono tramandate oralmente di generazione in generazione, si sono interrotti con la “scoperta” della minoranza croato-molisana da parte degli intellettuali croati e i primi contatti con i croati molisani nell’Ottocento, in particolare dalla corrispondenza tra il professore di Acquaviva Collecroce Giovanni De Rubertis (1813-1889) e il poeta raguseo Medo Pucić (1821-1882). Oggi le tracce della migrazione dalmata si conservano nei comuni di Acquaviva Collecroce (Kruč), Montemitro (Mundimitar) e San Felice del Molise (Filič), nella provincia di Campobasso in Molise, dove si conserva il na-našo/na-našu. Nel 2017 è stato riconosciuto come comune di minoranza anche Tavenna (Tavela), in cui gli ultimi croatofoni sono stati registrati nella seconda metà dell’Ottocento. Oltre alla lingua, oggi nei paesi croato-molisani si conservano cognomi di origine croata, canti popolari tramandati oralmente per cinque secoli e festività che rimandano al legame con la Croazia, come le celebrazioni di Santa Lucia a Montemitro (Primo e Ultimo venerdì di maggio e Festa della Cappella) e la Festa del Maj ad Acquaviva Collecroce.

Il croato molisano, chiamato dai parlanti na-našo (a Montemitro) e na-našu (ad Acquaviva Collecroce e San Felice del Molise), ovvero ‘alla nostra’, ‘alla nostra maniera’, oppure naš jezik, ovvero ‘la nostra lingua’, è una parlata alloglotta conservata nei comuni di Acquaviva Collecroce (Kruč), Montemitro (Mundimitar) e San Felice del Molise (Filič). È una delle dodici lingue minoritarie riconosciute dalla Legge italiana n. 482 del 1999.
Il croato molisano è una varietà appartenente al gruppo dialettale štokavo-ikavo, con la presenza di forme tipiche del gruppo dialettale čakavo. Il contatto plurisecolare con i dialetti abruzzesi-molisani delle località limitrofe e l’influsso dell’italiano standard hanno comportato fenomeni di interferenza a tutti i livelli di analisi della lingua, dalla fonetica al lessico.
I quattro comuni di minoranza contano meno di 2.000 abitanti. Tuttavia, non tutta la popolazione è croatofona: nel comune di Tavenna gli ultimi parlanti alloglotti sono stati registrati nella seconda metà dell’Ottocento, mentre nel comune di San Felice il gruppo di parlanti è ristretto a pochi individui anziani. Il croato molisano è ancora conservato soprattutto nei comuni di Acquaviva e Montemitro, nonostante il declino della parlata alloglotta presso i parlanti bambini e adolescenti. Non disponendo del dato statistico sul numero dei croatofoni, si suppone che il numero di croatofoni non superi i 1.000. Il croato molisano è un codice di comunicazione più o meno efficace e usato, ma anche il principale marker dell’identità croato-molisana. Nonostante il calo del numero di parlanti, oggi il croato molisano è valorizzato e i suoi parlanti ne sono attenti custodi e promotori. Il croato molisano è primariamente una varietà orale. Tuttavia, oggi esiste una discreta produzione letteraria, soprattutto in versi a Montemitro (dal 2017 “Paese della poesia” per l’elevato numero di poeti) e in prosa ad Acquaviva Collecroce (con i romanzi dell’autore Nicola Gliosca).

Il primo riconoscimento della “minoranza croata autoctona” del Molise risale al 1996, anno della sottoscrizione del “Trattato tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze”. Il Trattato è entrato in vigore l’8 luglio 1998 e ha permesso alla minoranza “di preservare e di esprimere liberamente la propria identità e retaggio culturali, di usare la propria madrelingua in privato e in pubblico e di stabilire e mantenere le proprie istituzioni e associazioni culturali” (art. 8).
Nel 1997 la Regione Molise ha emanato la Legge Regionale del 14 maggio 1997, n. 15, “Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale delle minoranze linguistiche nel Molise”. Con essa la Regione sostiene e finanzia i programmi di studio in lingua albanese e croata nelle scuole materne, elementari e secondarie di primo grado (art. 2) e gli interventi di promozione culturale, quali attività di ricerca, sperimentazione e documentazione, stampa e produzione di audiovisivi, giornali, periodici, pubblicazioni scientifiche, corsi di informazione e aggiornamento degli insegnanti, allestimento di spettacoli di teatro, musica e danza, studio dei toponimi e scambi culturali con altre comunità alloglotte (art. 4).
La minoranza croato-molisana è una delle dodici “minoranze linguistiche storiche” riconosciute dalla Repubblica Italiana con la Legge n. 482 del 15 dicembre 1999. Il suo regolamento di attuazione è stato emanato con un decreto del 2 maggio 2001, con cui sono state disposte le forme di tutela e per l’utilizzo della lingua di minoranza in vari ambiti ufficiali (quali enti locali e regioni). La Legge n. 482/1999 prevede la possibilità di utilizzare la parlata alloglotta per lo svolgimento di attività nelle scuole materne e l’introduzione della lingua minoritaria come lingua dell’insegnamento nelle scuole elementari e secondarie di primo grado (art. 4).

La presente bibliografia include unicamente monografie e altre pubblicazioni autonome, con esclusione di articoli, contributi in periodici e tesi accademiche (di laurea e di dottorato).
Begonja Vidović, Ilda/Čulinović Konstantinović, Vesna/Matošić, Jerko/Gamulin, Kazimir/Zekan, Mate (ed.) (1993): Duga staza postojanja. Antologija pjesama na hrvatsko-moliškom jeziku. Prepjev Kazimir Gamulin. Društvo prijatelja moliških Hrvata. Split.
Tyran, Petar; Kuhner, Herbert (eds.) (2022): Rušimo granice/Überwinden wir
Grenzen/Breaking Down Borders. Suvrimeno pjesničtvo iz stare hrvatske dijaspore/zeitgenössische Dichtung aus der alten kroatischen Diaspora/contemporary poetry of ancient Croatian diaspora. Prijevod s hrvatskoga i prijevod na engleski i nimški/übersetzt aus dem Kroatischen ins Deutsche und Englische/translated by Herbert Kuhner, Petar Tyran, Kornelija Mikula. Mit einem Geleitwort von Helmuth A. Niederle. Wien: Edition pen im Löcker Verlag.